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Torre del Gombito
La torre del Gombito, situata all'incrocio delle due più importanti vie di attraversamento di Città Alta, rispettivamente via San Lorenzo ­ Mario Lupo e via Gombito, fu edificata nel XII secolo. Di proprietà della potente famiglia ghibellina Del Zoppo, essa controllava l'accesso alla Piazza Vecchia dalle vie provenienti dalle valli. La sua particolare posizione in corrispondenza del principale incrocio cittadino, così strategica, ha probabilmente influenzato il suo nome: dal latino "compitum", che significa bivio, crocicchio. Perché questo nome? Il "compitum" era il punto che segnava ed organizzava la città. Esso segnalava l'incrocio degli assi viari della città, chiamati "cardo" e "decumano", assi orientati verso i punti cardinali e che conducevano in ogni parte della città. Da quel punto si iniziava a numerare, cioè a computare, le vie, tutte ortogonali fra di loro e rispetto agli assi centrali. A Bergamo, il "compitum" è diventato "Gombito", gomito in dialetto. È interessante notare che nessuno ha mai chiamato la torre con il nome della famiglia che ne era proprietaria, per tutti, la torre è sempre stata la "Torre del Gombito", la quale, con i suoi 52 metri, è sempre stata un riferimento importante nel profilo di Città Alta.

Dal "compitum" della "Bergomum" romana la città è cresciuta: le vie non sono più ortogonali, ma seguono più banalmente l'andamento dei terreni scoscesi, le case sono crollate e non sono più state ricostruite e altri percorsi si sono sovrapposti a quello originale. Oggi, dalla torre, se andiamo ad est raggiungiamo Porta Sant'Agostino, passando per Piazza Mercato delle Scarpe e via Porta Dipinta. Se andiamo ad ovest, raggiungiamo invece Porta Sant'Alessandro, percorrendo la corsarola, l'antico percorso "decumano". A nord si scende invece verso Porta San Lorenzo, passando per l'omonima via, mentre a sud, passando per le vie delle beccherie (macellerie), ora via Lupo, vicolo Terzi e via San Lorenzino, si arriva a Porta San Giacomo e da lì alla pianura.
Costruita interamente in blocchi di pietra, con la sua mole di 52 metri, essa sovrasta l'intera città, una sorta di antico "grattacielo", anche se l'impatto di maggior imponenza lo si ha ammirandola da via Lupo. Pare che in origine la torre fosse stata addirittura di 64 metri, ma nell'‘800 una parte di essa sia stata demolita per motivi di sicurezza.

Nel 1206, a seguito dei disordini causati dalle rivalità fra le famiglie guelfe e ghibelline dei Suardi e dei Rivola, la torre fu danneggiata da un grosso incendio. Quasi sessant'anni dopo, nel 1263, divenne di proprietà di Bartolomeo Del Zoppo. Fino al 1383 essa costituì un unico complesso architettonico con la casa adiacente con la quale comunicava attraverso un unico accesso, situato ad otto metri dal suolo ad est della torre; detto accesso, oggigiorno, è stato murato anche se, durante la salita alla torre, se ne vedono ancora i segni.

Fino al 1500, la Torre del Gombito mantenne la sua funzione difensiva; successivamente, fu convertita ad "usi civili", trasformandosi nella "torre dell'hostaria del Gombedo", così troviamo annotato in una relazione del capitano veneto Da Lezze, datata 1596. Proprio per dar spazio alla bottega, le pareti del piano terra furono ridotte di spessore (da 2,50 m agli attuali 1,75 m), mentre la parete su via Gombito fu interamente demolita per un'altezza di 8­9 m dalla base, minando pericolosamente le fondamenta e quindi la stabilità della torre stessa. Al piano superiore fu sistemato il magazzino per le merci e su via Gombito fu aperta una finestra, visibile ancora oggi. Anche in via Lupo c'era una bottega, lo testimoniano i mensoloni che sporgono sulla via ad una altezza di circa 6 m da terra, sotto i quali partiva un porticato con, al suo interno, la bottega.

Nel 1848, la Torre del Gombito tornò ad essere utilizzata per scopi militari. I patrioti, insorti contro la dominazione austriaca, decisero di utilizzarla per colpire i militari asserragliati nella Rocca, situata proprio in fronte alla torre. A seguito di questo episodio, le autorità militari austriache decisero di demolire la scala di legno interna, rendendone in tal modo inaccessibile la sommità. Donata al Comune nel 1877, fu restaurata a partire dagli inizi del ‘900. Nel 1892, dopo aver constatato il continuo sgretolamento delle pareti di pietra, si deliberò la ricostruzione della scala in legno, utilizzata ancora oggi. Altri restauri conservativi furono eseguiti nel 1913, nel 1935 e nel 1997.

È del 1998 il più importante intervento di recupero della torre, ad opera dell'ing. Verdina edegli architetti Spina; esso prevedeva il consolidamento della superficie esterna in pietra, una cerchiatura in calcestruzzo per aumentare le capacità portanti della torre e la resistenza del nucleo antico e una cortina di micropali lunghi 8 metri per rafforzarne la stabilità. In seguito, altri lavori sono stati fatti per far risaltare la bellezza di questa torre antica e per aumentarne la sicurezza, anche all'interno della stessa. Fra i vari restauri, è interessante notare la particolare conformazione delle scale interne: come dicevamo poc'anzi, la scala di legno è stata ricostruita come in origine, ma l'ultimo tratto di accesso alla sommità della torre avviene attraverso i gradini, davvero ripidi, scavati nella pietra, come in origine. Salendo, sopra la nostra testa si possono osservare i resti della "vecchia scala", i quali testimoniano l'originale altezza di 64 metri.

Oggi, la torre è visitabile, con le dovute limitazioni (non sono ammesse alla salita più di 6 persone alla volta) e i suoi 263 scalini valgono bene la fatica: credeteci, da lassù lo spettacolo... è semplicemente emozionante! Bergamo non è mai stata così bella!